durante le ore in cui il sole si fa più micidiale ho visto Religulous, un documentario comico che mr.G mi consigliava già da tempo. L'arguto e pungente Bill Maher (che ha anche scritto e prodotto la pellicola) intervista esponenti di svariati culti mettendoli di fronte all'inconsistenza e le contraddizioni dei loro credo. Riesco ancora a stupirmi del livello di certi personaggi, la fuori. Un livello disarmante e deprimente. Ma Bill Maher è simpatico e il film scorre bene.
  
intervista ad un senatore dell'Arkansas
Bill Maher: "you're a senator. you are one of the very few people who are really running this country. lt worries me that people running my country believe in a talking snake." Mark Pryor: "You don't have to pass an lQ test to be in the Senate, though."
lei è un senatore, è tra quelli che comandano questo paese. a me preoccupa che lei davvero crede nel mito di adamo ed eva... risposta: non devi mica superare un test di intelligenza per entrare in senato(!)
questa frase mi è piaciuta particolarmente, sopratutto la parte finale:
"The only appropriate attitude for man to have about the big questions is not the arrogant certitude that is the hallmark of religion, but doubt. Doubt is humble, and that's what man needs to be, considering that human history is just a litany of getting shit dead wrong."
dato che la storia umana è nient'altro che un susseguirsi di clamorose cantonate, l'atteggiamento più appropriato che l'uomo dovrebbe avere stà nell'umiltà del dubbio. non nell'arrogante certezza delle religioni.
piccola guida al cinema di fantascienza non mainstream degli ultimi anni, ovvero i film che la grossa distribuzione ha tristemente dribblato (o quasi) ma che ogni sci-fi-aholic* dovrebbe recuperare per vivere felice.
Il talento scorre copioso nelle vene del giovane Duncan Jones, figlio d'arte di tanto padre. Il suo crescente successo lo porterà presto a compromettersi ma nel frattempo sta lavorando più che egregiamente. Consigliatissimi i suoi due lungometraggi Moon (2009) e Source Code (2011). Una nutrita schiera di fan (di cui fa parte anche l'eccentrico Sheldon Cooper di "The Big Bang Theory") non si è ancora rassegnata all'interruzione della serie Firefly nel 2002. Se non altro, un "finale" lo ha avuto: Serenity, diretto dallo stesso Joss Whedon nel 2005 è di certo una delle migliori pellicole sci-fi degli anni 2000. So much for the quality... Pandorum (Christian Alvart, 2009) è claustrofobico, teso e cerebrale... e con un finale degno. The man from earth (Richard Schenkman, 2007)... non credo abbia avuto un passaggio nelle sale italiane... si potrebbe definire fantascienza concettuale: niente effetti speciali o ambientazioni hi-tech, il film è un lungo dialogo tra un gruppo di persone che tentano di smontare la stravagante tesi del loro amico John Oldman (nomen omen). Non si può dire di avere una completa visione quadrimensionale senza aver visto (e capito!) Primer (Shane Carruth, 2004). Pellicola indipendente, girata con pochi soldi ma sorretta da un'idea originalissima, verte sui viaggi temporali. Lo svolgimento è talmente complicato da rendere molto utile (se non necessario) consultare uno schema delle intricate timeline che si srotolano nel film: lo trovate qui. Purtroppo, ad oggi, non esiste un doppiaggio italiano. ergo subs. Per onorare i riusciti cross-over con la commedia divertente segnaliamo: Galaxy Quest (Dean Parisot, 1999. rimasto a me sconosciuto fino alla recente provvida segnalazione del signor G.) è un'irresistibile parodia del celebre universo Star Trek, sia lato fiction che lato fandom ;-) e l'arguto Idiocracy (Mike Judge, 2006) che affronta in maniera demenziale il problema (serio) dell'impoverimento culturale e intellettivo. Un pretesto fantascientifico fa da sfondo a vicende drammatiche e iper-romantiche in Eternal sunshine of the spotless mind (Michel Gondry, 2004) e Never let me go (Mark Romanek, 2010). Non ci si lasci ingannare dalla leggerezza dei titoli italiani: (rispettivamente 'Se mi lasci ti cancello' e 'Non lasciarmi' - e 'lasciatemi' stendere un velo pietoso) entrambi i titoli intersecano con grazia pesanti questioni etiche con sentimenti molto 'veri' e molto 'umani'. Lascio per ultimo Children of Men (I figli degli uomini, Alfonso Cuarón, 2006) perchè non riesco a ricordare se l'ho visto o meno. dicono sia bello.
Terminiamo, per completezza, con un warning: non tutti i film semi-sconosciuti sono per forza belli... se durante la ricerca di gemme dimenticate doveste imbattervi nei seguenti titoli: Ultimatum alla Terra (The Day The Earth Stood Still, Scott Derrickson, 2008), Invasion (Oliver Hirschbiegel, 2007), Mimzy, il segreto dell'universo (The Last Mimzy, Robert Shaye, 2007)... scaldate le gondole warp!
ove presenti, i link puntano a recensioni scritte da me o da miei amici :) * sci-fi-aholic: ovviamente, è l'appassionato di fantascienza.
   
percezioni del new-born-jogger
- se il jogger corre a velocità x i pedoni si muovono a x/n (dove n è proporzionale all'età del pedone) il moto dei ciclisti è del tutto erratico, i ciclisti della domenica rompono i coglioni (tranne i ciclisti miei amici)
- se corro ho i battiti a regime, non mi fermerò per fare chiacchiere di circostanza, c'è chi non lo capisce.
- correre sul lungomare porta con sè, m'han detto, il vantaggio di respirare aria riccamente iodata. ma vedere decine di corpi stesi sui lidi mi fa sospettare di essere un esaurito.
- jogger [ˈdʒɒgə]n : a person who runs at a jog trot over some distance for exercise, usually regularly.

La gestione del tempo è questione pivotale per il giovine che voglia diluirsi nel flusso delle tendenze piuttosto che seguir virtute e canoscenza o anche solo esaurirsi in personali gioie. Emerge il problema di ritagliarsene quanto più possibile, al netto di quello speso per lavorare, dormire, approvigionarsi di cibo e acqua, espellere scorie (attività per ora, nostro malgrado, irrinunciabili).
Il giovane suddetto incontra numerosi ostacoli al conseguimento di tale obiettivo, mi riferisco naturalmente alle decine di tediose incombenze quotidiane che prese nel loro insieme costituiscono un'odioso ammontare di tempo non remunerato, scarsamente ricreativo e per nulla creativo, propedeutico al mero mantenimento di uno status che non solo non evolve, ma sembra richiedere sempre più sforzi man mano che si va avanti.
spolvera, palestra, pulisci l'hard-disc, la barba, sostituisci i sali anti-umidità, aggiorna il software, fai benzina, stampa i moduli, cestina lo spam, la doccia, cataloga le lettere, passa in farmacia, taglia le unghie, crema viso, crema mani, travasa dal contenitore A al contenitore B, il jala-neti, igiene orale, prepara la borsa, stretching, ingoia le vitamine, controlla le previsioni del tempo, disfa la borsa...
l'unica soluzione realisticamente praticabile è il sovrapensiero(*). ma l'idea di addestrarsi all'offuscamento della propria consapevolezza è a dir poco aberrante, sempre che non si voglia considerarla una sfida a portare il proprio "awareness" ad un livello di maggior raffinatezza.
(*)riflettere in maniera costruttiva durante l'espletamento di queste infide menate.
mi sono imbattuto, come ci si imbatte di questi tempi in queste cose, nel concetto di wabi-sabi

leggendo?parlando? no. facendo zapping su youtube. strada poco ortodossa e sub-culturale per arrivare al wabi-sabi ma grande è l'esaltazione per le opportunità offerte dall'informazione interconnessa (il web).
ne parlava in un intervista brian molko, che ci si è imbattuto anche a lui recentemente.

wabi-sabi è la quintessenza dell'estetica giapponese, meglio: una filosofia di vita che si traduce anche nell'estetica.
è trovare la bellezza nell'imperfezione, nella temporaneità, nell'incompletezza. è la bellezza delle cose modeste e inconvenzionali. è l'accettazione pacifica del naturale ciclo di crescita e decadenza.
si pensi all'assimmetria di un manufatto, alle disomogeneità che lo rendono un pezzo unico... contrapposto alla fredda ed inanimata perfezione di un prodotto industriale. la serena malinconia data dalla vista di un palazzo abbandonato e invaso dai rampicanti. la rassicurante eccentricità di un neo su un bel viso, così accomunante, così naturalmente umano.

capito? è la bellezza nel difetto... ma come può il giovane di oggi trarre giovamento dal wabi-sabi?
il giovane, invischiato in quella fase (della vita) dove si è prede di ogni tendenza o forza esterna, è spesso vittima inconsapevole di un condizionamento (mass-mediatico) che lo fa concorrere ad una folle corsa verso la perfezione. un viso perfetto su un corpo perfetto, la macchina e la moto performanti, gli abiti in stile, l'ultimo smartphone sul mercato, il lavoro dinamico, la vacanza ideale, il partner dei sogni, una vita come da copione... la pura e semplice impossibilità statistica di simili obbiettivi trascina il nostro giovane in uno stato di persistente frustrazione e infelicità.
ma il wabi-sabi ci insegna una lezione illuminante e catartica: ciò che ci rende unici sono i nostri difetti e la nostra mutevolezza ed è bello ciò che è unico e temporale, assimmetrico, decadente. la perfezione è ripetibile, l'imperfezione è di gran lunga più interessante.
eureka! non appena abbraccierò il wabi-sabi tutte le mie macchie diverranno decorazioni, i miei difetti medaglie al valore, la mia inconsistenza una celebrazione al ciclo della vita, tutte quelle cose che ho lasciato a metà sembreranno d'incanto bellissime... ... ma mentre nella mia testa ogni flusso vibrava in festa per la recente epifania un omino se ne stava seduto in disparte, l'espressione poco convinta, reggendosi il mento con la mano. il solito scontento guastafeste? eppure... è sua la vocina, puntualmente inascoltata, dei consigli più saggi.
almeno sentiamo che ha da dire... e vado da lui: "cosa non ti convince?" l'omino perplesso: "...(sospiro)... vedi..."
continua... (oppure no, se questo post è 侘寂)
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