La gestione del tempo è questione pivotale per il giovine che voglia diluirsi nel flusso delle tendenze piuttosto che seguir virtute e canoscenza o anche solo esaurirsi in personali gioie.
Emerge il problema di ritagliarsene quanto più possibile, al netto di quello speso per lavorare, dormire, approvvigionarsi di cibo e acqua, espellere scorie (attività  per ora, nostro malgrado, irrinunciabili).

Il giovane suddetto incontra numerosi ostacoli al conseguimento di tale obiettivo, mi riferisco naturalmente alle decine di tediose incombenze quotidiane che prese nel loro insieme costituiscono un'odioso ammontare di tempo non remunerato, scarsamente ricreativo e per nulla creativo, propedeutico al mero mantenimento di uno status che non solo non evolve, ma sembra richiedere sempre più sforzi man mano che si va avanti.

spolvera, palestra, pulisci l'hard-disc, la barba, sostituisci i sali anti-umidità , aggiorna il software, fai benzina, stampa i moduli, cestina lo spam, la doccia, cataloga le lettere, passa in farmacia, taglia le unghie, crema viso, crema mani, travasa dal contenitore A al contenitore B, il jala-neti, igiene orale, prepara la borsa, stretching, ingoia le vitamine, controlla le previsioni del tempo, disfa la borsa...

l'unica soluzione realisticamente praticabile è il sovrappensiero(*). ma l'idea di addestrarsi all'offuscamento della propria consapevolezza è a dir poco aberrante, sempre che non si voglia considerarla una sfida a portare il proprio "awareness" ad un livello di maggior raffinatezza.

(*)riflettere in maniera costruttiva durante l'espletamento di queste infide menate.

Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. Lo disse Bertrand Russel, lo ribadisco.
Il vecchio west doveva essere un postaccio, lasciate perdere i polmoni saturi di boccate di libertà all'alba e tentare invano di afferrare i confini delle vaste praterie... una fortuna non esser nato là.
Avrei avuto poco tempo per arrovellarmi nelle mie cerebromasturbazioni, non come ora.
True Grit (2010, di Joel e Ethan Coen) è un tantino sopravvalutato di questi tempi ma tirate le somme un buon film. Una favola Western, crudele come lo era il west, che i fratelli Coen confezionano con collaudata maestria assieme a certi clichè che si accettano perchè - e il dubbio alla fine sorge - potrebbero essere il collante stesso del film. Ma come dicevo: è un western...
The King of Limbs (2011) è il nuovo disco dei Radiohead. Ricordo di averli ridimensionati parecchio mentre approfondivo il krautrock degli anni '70, ma un loro album di inediti è una di quelle occasioni in cui budda esce dal suo corpo e quindi io pago per un download legale. I primi n ascolti sono stati una sorta di assimilazione indiretta, distratta, più fisiologica che intellettuale. Eventualmente, all'(n+1)-simo ascolto l'impasto risulterà vagamente familiare. Tom Yorke sta volgendo la sua nave in direzione di una musica sempre meno popolare (e ahimè memorabile) ma molto intrigante. meno male!

hall of the mountain grill
Hall of the Mountain Grill (Hawkwind 1974)

Lo avevano ben capito che una copertina non è solo packaging: E' complemento, è valore aggiunto... seguendo l'esempio di illustri colleghi anche gli Hawkwind strinsero una collaborazione artistica con un creativo. Il grafico Barney Bubbles concepì autentiche meraviglie per la formazione space-rock inglese ma l'immagine realizzata per il quarto disco "Hall of the Mountain Grill" (1974) è nientemeno che sublime, evocativa, futurista, marchiata con l'ineffabile segno della fantascienza classica che rende perfetto l'accoppiamento con il contenuto del disco.

Suggestioni, intere saghe scaturiscono dal relitto sdraiato nella foscosa laguna aliena, denso di mistero e al tempo stesso maestoso e imponente, fiera testimonianza di remote battaglie spaziali, spente da chissà  quanti secoli assieme alle ragioni che le hanno scatenate, i resti di un astronave abbandonata in mondo straniero, dispersa, solo gli echi delle vite che hanno combattuto a bordo ancora evaporano tra le lamiere, salutando l'insegna conservata sullo scafo.


ecco un esempio di come le multinazionali alimentano l'industria dell'imballaggio. un business inutile, costoso e deleterio per l'ambiente.
Si coglie l'occasione per ricordare che IL CAPITALISMO E' UN PACCO.

parte I

una volta ho sognato che la mia testa era un teschio... e non avevo il collo: il teschio rimaneva sospeso a mezz'aria sulle spalle.
Fu piuttosto scioccante quando, nel sogno, mi guardai allo specchio e vidi in che stato ero ridotto.
La scena mi rimase così impressa che a distanza di anni la ricordo ancora.

parte II

a posteriori mi sono ritrovato a riflettere sul significato di quella visione.
Oggi il messaggio sotteso è lampante.
Non ero morto, ma l'immagine riflessa mi avvertiva che la mia testa lo era.
Era un monito: una mente condizionabile, schematizzata, semplificata, massificata, unificata, comoda, indolente, giudicante, ottenebrata, schiva agli stimoli, al cambiamento, priva di interessi, di creatività , di dubbio, di indulgenza per il caos ma anche per il rigore è, di fatto, morta.
E c'è il rischio di esistere per molto tempo in quell'infelice e macabro stato.

Sottocategorie

Joomla templates by a4joomla